Totò senza giudici a Berlino
Non volevamo certo occuparci di killer in fuga e di detenuti che evadono dal carcere perché in licenzia premio. Non volevamo. Ma come si fa a non parlare di storture della giustizia in Italia nel giorno in cui il Tribunale di sorveglianza rifiuta l’affidamento di Totò Cuffaro ai servizi sociali? Viene detto un no rotondo nonostante il parere favorevole del procuratore generale della Corte d’appello. Totò Cuffaro non può svolgere – come suggerito dallo stesso procuratore – attività lavorativa presso un istituto dei ciechi di Roma.

Non volevamo certo occuparci di killer in fuga e di detenuti che evadono dal carcere perché in licenzia premio. Non volevamo. Ma come si fa a non parlare di storture della giustizia in Italia nel giorno in cui il Tribunale di sorveglianza rifiuta l’affidamento di Totò Cuffaro ai servizi sociali? Viene detto un no rotondo nonostante il parere favorevole del procuratore generale della Corte d’appello. Totò Cuffaro non può svolgere – come suggerito dallo stesso procuratore – attività lavorativa presso un istituto dei ciechi di Roma. Meno che meno, a Palermo, presso la missione “Speranza e carità”, come richiesto legittimamente dai suoi legali. Deve rimanere dietro le sbarre di Rebibbia.
L’ex presidente della regione siciliana, come si ricorderà, è un condannato in via definitiva. E’ rinchiuso in carcere dal gennaio 2011 e sta scontando la pena – 7 anni per favoreggiamento aggravato di Cosa nostra – con comportamento esemplare. Ma secondo il Tribunale nella sua condotta c’è una macchia nera e incancellabile: “Non ha collaborato con la giustizia”. In parole povere ha offerto i polsi alle manette ma non ha trascinato nel gorgo giudiziario nessun altro. Sia esso un amico o un suo nemico. Alla luce di quanto è successo in Sicilia con i suoi successori, ormai è chiaro anche ai bambini che Totò ha pagato per tutti. Per tutta una classe politica. Passata, presente e futura. Ma ai giudici che potevano concedergli la possibilità di scontare la restante pena fuori dal carcere questa considerazione non è bastata. Loro, infatti, vogliono il pentito. “Residuerebbero in lui”, così si legge nelle carte dei giudici, “spazi di svelamento della verità”. E perciò, basta. S’è capito: per Totò non si è trovato il sempre benedetto giudice a Berlino. Ma un giudice che provi un rimorso per ciò che fa, ci sarà mai?